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Dagli archivi storici della Provincia di Sondrio
(archivi Parrocchiali della Val San Giacomo)

1623 luglio 3, Campodolcino, "in stuffa domus communis iuris"
Giovanni Vanono, ministrale, e Giovan Antonio Lombardino, luogotenente, giusdicenti deputati dal consiglio di Val San Giacomo, si impegnano con Battista Curto di Fraciscio, agente anche a nome di Tomaso Curti, curatori ed amministratori degli eredi fu Pietrino Curti di Fraciscio, nipote di detto Battista, per la somma di 200 scudi d'oro, da restituire entro 6 anni con fitto annuo dell'otto per cento.
Giovanni Antonio Tomella di Silvestro, notaio di Chiavenna.
Segue nota di Bartolomeo Panicera, notaio e cancelliere, attestante la cessione da parte degli eredi a
Silvestro Trussone di 100 scudi d'oro dei predetti 200, oltre ai relativi fitti sino all'anno 1634.

1626 maggio 30, Chiavenna, "in stupha superiori domus habitationis notarii"
Bartolomeo del Iemo, ministrale, Antonio Rosiroli, luogotenente, Giovanni Paiidalli, consigliere del quartiere di Vho, agenti a nome della Val San Giacomo, si impegnano con Geronimo Guffanto detto Badino di Chiavenna per la somma di lire 2600 terzuole, oltre al fitto annuo dell'otto per cento, da utilizzare a saldo delle spese di vettovagliamento, legna e fieno fatte dalla Valle per l'alloggiamento delle truppe bernesi e spagnole.
Detti agenti nominano
Silvestro Trussoni di Fraciscio a fideiussore per il saldo annuale dei fitti.
Giovan Battista Beccaria di Piuro, notaio di Chiavenna e cancelliere di Piuro

1627 gennaio 2, Campodolcino, "in stuffa domus dictae comunitatis iuris"
Bartolomeo Jemmo, ministrale, Antonio Rosirolo, luogotenente, ed i consoli dei quartieri della Val San Giacomo, stipulano cauzione con
Silvestro Tursono di Fraciscio per la somma di scudi 1250, oltre al fitto annuo di scudi 93 lire 9 e soldi 15, che cedono in pagamento a saldo di precedenti instrumenti contratti fra le parti.
Giovanni Antonio Tomella fu Silvestro di Campodolcino, notaio di Chiavenna.
Copia autentica 1632 gennaio 22 Bartolomeo Panicera fu Pietro Antonio, notaio di Como.
Segue confesso 1644 dicembre 17 di
Silvestro Trussone attestante il pagamento di capitale e fitti del presente instrumento dai rappresentanti del quartiere di Fraciscio.

1650 settembre 12, Campodolcino, "in stupha maiore domus habitationis notarii"
Giovanni Trussoni fu Battista di Fraciscio impone un censo annuo di lire 40 sopra un terreno sito in Fraciscio " al loco de Millescio" con stalla, cascina e porzione di alpe e pascolo, e sopra una pezza di terra prativa sita in Fraciscio "al prato dell'Alpe", che poi vende a Sebastiano Tini, messo e curatore della chiesa di S. Giovanni Battista di Campodolcino, per il prezzo di lire 800, impegnandosi al pagamento del censo annuo.
Antonio Clavarino di Sebastiano di Campodolcino, notaio di Chiavenna e Val San Giacomo.

1653 settembre 4, Fraciscio, "in platea ante domum Iohannis Angeli Gilardi"
Guglielmo Gilardi fu Tomaso e Giovan Angelo Gilardi fu Domenico di Fraciscio, agenti degli eredi fu Michele Gilardi, fratello di detto Guglielmo, vendono a Pietro Tini e Francesco Vanossi, messi delle scuole del Santo Sacramento e Rosario della chiesa di S. Giovanni Battista in Campodolcino, due pezze di terra prativa e campiva site in Fraciscio "al Motto dall'acqua" per il prezzo di lire 727, conformemente alla stima fatta da
Battista Trussono, console, e Giovan Battista Curto, suo coadiutore, stimatori giurati del quartiere di Fraciscio, che cedono in pagamento a saldo di capitale e fitti di instrumento di censo precedentemente contratto fra le parti.
Antonio Clavarino di Sebastiano di Campodolcino, notaio di Chiavenna e di Val San Giacomo

1653 settembre 4, Fraciscio, "in platea ante domum Iohannis Angeli Gilardi"
Sebastiano Trussoni fu Battista di Fraciscio impone un censo annuo di lire 41 e mezzo su una pezza di terra prativa indivisa con Pietro Parachino, ministrale, sita in Fraciscio "ad pratum del motto", e su due pezze prative e campive site in detto quartiere "alli Rovani", che poi vende a Pietro Tini ed a Francesco Vanossi, messi delle scuole del Santissimo Sacramento e Rosario della chiesa di S. Giovanni Battista di Campodolcino, per il prezzo di lire 831, impegnandosi al pagamento del fitto annuo.
Antonio Clavarino di Sebastiano di Campodolcino, notaio di Chiavenna e Val San Giacomo.
Segue nota 1697 marzo 2 di Gaudenzio Manini, notaio, attestante il rogito di nuovo instrumento di vendita in pagamento per il saldo di capitale e fitti del presente instrumento.

1655 dicembre 17, Campodolcino, "in stupha maiori domus ministralis Petri Parachini"
Guglielmo Premarlani e Giovanni della Starleggia, agenti a nome degli eredi fu Sebastiano Premarlani di Campodolcino, vendono a Pietro Giovanoli di Campodolcino ed a
Cipriano Trussoni di Fraciscio, messi della chiesa di S. Giovanni Battista di Campodolcino, un appezzamento di terra campiva e ortiva circondato da muro sito in Campodolcino "ad hortum sotto le case di Premarlani" per il prezzo di lire 1475, conformemente alla stima eseguita da Guglielmo Chiavarino e Lorenzo Copino, stimatori giurati del quartiere di Campodolcino, che cedono in pagamento di capitale e fitti di precedenti instrumenti di censo stipulati fra le parti.
Antonio Clavarino di Sebastiano di Campodolcino, notaio di Chiavenna e di Val San Giacomo

1655 dicembre 20, Campodolcino, "in stupha domus comunis prope ecclesiam S. Iohannis Baptiste"
I fratelli Pietro e Giacomo Scaramella fu Giovan Giacomo e Agostino Fustella di Campodolcino, agenti anche a nome degli altri eredi Scaramella, vendono a Pietro Iovanoli ed a
Cipriano Trussoni, messi della chiesa di S. Giovanni Battista di Campodolcino, due pezze di terra prativa site in Campodolcino in località "ad pratum della sort dentro della Rabbiosa" e "ad pratum del Chios" per il prezzo di lire 2000 moneta di Chiavenna, conformemente alla stima eseguita da Sebastiano Tino, console, e da Lorenzo Copino e Agostino Rossetto, stimatori giurati del quartiere di Campodolcino, che cedono in pagamento per l'estinzione di debiti contratti dal defunto Scaramella con detta chiesa.
Antonio Clavarino di Sebastiano, notaio di Chiavenna e di Val San Giacomo.

1672 maggio 17, Campodolcino, "in stuffa domus notarii"
Giacomo Guanella fu Guglielmo di Fraciscio vende a Giacomo Teodosio della Morte ed a Giacomo Tognachino, sindaci e messi della chiesa di S. Giovanni Battista di Campodolcino, alcune pezze di terra e di pascolo site nel territorio di Fraciscio per il prezzo di lire 688 terzuole moneta longa, conformemente alla valutazione di Francesco Curto e
Battista Trussoni, stimatori giurati, che cede in pagamento a saldo di instrumenti di censo contratti con detta chiesa.
Giovanni Antonio Tomella fu Giovanni Antonio di Campodolcino, notaio di Chiavenna.

1675 aprile 16, Campodolcino
Sebastiano Trussone fu Battista di Fraciscio si impegna con Antonio alla Starleggia fu Antonio di Campodolcino, sindaco e messo della chiesa di S. Giovanni Battista di Campodolcino, per la somma di lire 150 moneta longa, che promette di pagare in due rate uguali, una delle quali gravata dell'interesse del cinque per cento, a saldo di fitti diversi dovuti a detta chiesa.
Notaio Giovanni Antonio Tomella di Campodolcino.
Segue nota 1697 marzo 2 attestante la stipula di un instrumento di vendita rogato da Gaudenzio Manini, notaio, per il pagamento di capitale e fitti.

1677 luglio 14, Campodolcino, "in stuffa domus notarii"
Giovan Angelo Gilardi, console e stimatore generale del quartiere di Fraciscio, e Giacomo Togniadino, suo collega, stimano i beni della facoltà lasciata dal fu
Giovanni Trussone di Fraciscio, molinaro, consistenti in una stuva indivisa di cardine con relativi anditi sita in Fraciscio, che poi vendono a Guglielmo Scaramella, sindaco della chiesa di S. Giovanni Battista di Campodolcino, per il prezzo di lire 100 moneta longa, cedute in pagamento del legato fatto da detto Trussone verso la chiesa.
Giovanni Antonio Tomella fu Giovanni Antonio di Campodolcino, notaio di Chiavenna.

1685 febbraio 5, Campodolcino, "in stupha domus veibel Laurentii della Starlegia"
Giovan Battista Trussone costituisce censo annuo di lire 8 e soldi 15 sopra una pezza di terra ortiva sita in Fraciscio, che poi vende a Francesco Gianotto ed a Gabriele Tino, sindaci della chiesa di S. Giovanni Battista di Campodolcino, agenti per le scuole del Santissimo [Sacramento] e Rosario, per il prezzo di lire 175 moneta longa, a saldo di capitale e fitti dovuti da Battista Levi a detta chiesa, con promessa di pagamento del fitto annuo.
Antonio Claverino fu Sebastiano di Campodolcino, notaio di Chiavenna.
Seguono note attestanti l'estinzione del debito mediante vendita da parte di Maria Trussone, moglie di
Battista Trussone, per la quale agisce Giuseppe Trussone, di altra pezza di terra prativa, al posto di detto orto, sita in Fraciscio "sopra il techio del Moto".
Notaio Giuseppe Manini di Chiavenna.

1686 novembre 18, Campodolcino, "in stuffa domus notarii"
Giovan Battista Curto e Giovan Angelo Gillardi, stimatori generali del quartiere di Fraciscio, stimano i beni fu
Giovanni Trussone, consistenti in un appezzamento di terra prativa e campiva sita in Fraciscio in località "al prato e campo del tetto novo" per il valore di lire 240 terzuole, che poi vendono a Gabriele Gianoli ed a Guglielmo Scaramella, sindaci della chiesa di S. Giovanni Battista di Campodolcino, a pagamento di capitale e fitti di instrumento di censo 1662 novembre 25 stipulato in favore di detta chiesa.
Giovanni Antonio Tomella fu Giovanni Antonio di Campodolcino, notaio di Chiavenna.

1688 marzo 9, Campodolcino, "in stuffa domus habitationis notarii"
Giambattista Curto, console del quartiere di Fraciscio, con l'intervento di
Silvestro Trussone, Lorenzo Levi e Carlo Gilardi, tutti di detto quartiere, si impegna con la chiesa di S. Rocco e Sebastiano di Fraciscio, rappresentata dal già console Francesco Gianotti e da Lorenzo Trussone, sindaci e pubblici amministratori, agenti con il consenso degli eredi fu Agostino Macolino, per la somma di lire 3800 terzuole moneta longa di Chiavenna, oltre al fitto annuo del cinque per cento, da utilizzare a saldo di debiti contratti dal quartiere.
Pietro Bernardo Barino di Campodolcino, notaio del contado di Chiavenna e di Val San Giacomo.

1694 settembre 27, Campodolcino, "in stuffa maiori domus domini Macolini"
Antonio Macolino fu Battista, abitante a Chiavenna, canonico, permuta con gli agenti della chiesa di S. Giovanni Battista di Campodolcino un suo appezzamento di terra prativa sito in Campodolcino "su di dentro la strada che va alla chiesa" con due appezzamenti prativi siti nello stesso quartiere, uno "al prato nelle Corti contiguo alla casa delli Camaggi e alla strada imperiale" e l'altro "al prato di detta chiesa" di proprietà della cura di Campodolcino, per cui agiscono Gabriele Tino, priore della scuola del Santissimo Sacramento, Giovan Battista Tino, Agostino Scaramella, delegato di Giorgio Barellano, console di Starleggia, Battista Gelfi, delegato di Paolo Francoli, console di Portarezza,
Lorenzo Trussone, console di Fraciscio, e Giovan Battista Scaramella, sindaco della chiesa.
Giovan Antonio Tomella fu Giovan Antonio di Campodolcino, notaio del contado di Chiavenna.

1696 ottobre 18
Francesco Vanosso e
Lorenzo Trusone, consoli, provvedono ad un aggiustamento di conti fra Pietro Bernardo Barino, erede testamentario della facoltà lasciata dal fu veibel Lorenzo della Starleggia, da una parte, ed il console Antonio Macolino detto Blasetto, dall'altra, a motivo dell'affitto "del costo" e della taglia Paruta, dichiarando detti eredi debitori del Macolino per la somma di lire 117.
[Notaio] Pietro Bernardo Barino.
Segue dichiarazione di Gaudenzio Manini attestante la cessione della polizza dal Macolino alla chiesa di S. Giovanni Battista di Campodolcino.
Il Manini si sottoscrive.

1697 marzo 2, Campodolcino, "nella stuffa nella casa di me notaro"
Gaudenzio Manino, notaio, agente a nome di Sebastiano e
Giovan Battista Trussoni di Fraciscio, padre e figlio, vende ad Antonio Scaramella ed a Giovan Battista Guelf, agenti per la chiesa di S. Giovanni Battista di Campodolcino, una pezza di terra prativa e campiva sita in Fraciscio in località "ill prato et campo dell Cruschin sii dell Lorenzin", ed una "canoa sii teggio" sita in Fraciscio "nella casa delli detti Trussoni sotto alla stuffa", per il prezzo di lire 1620 terzuole moneta longa corrente in Chiavenna, conformemente alla stima di Francesco Gonoti e Lorenzo Trussoni, stimatori di Fraciscio, in pagamento di instrumenti di obbligazione contratti con detta chiesa.
Gaudenzio Manino fu Giovan Pietro di Campodolcino, notaio del contado di Chiavenna.

1705 giugno 5, Campodolcino, "in aula superiori domus notarii"
Guglielmo Trussone di Fraciscio, sotto ipoteca di una pezza di terra prativa sita in Fraciscio "al Teccio rotto", si impegna con Giacomo Copini, sindaco della chiesa di S. Giovanni Battista di Campodolcino, per la somma di lire 100 terzuole, oltre al fitto annuo del cinque per cento, da utilizzare a saldo di debiti contratti con detta chiesa.
Guglielmo Claverino fu Antonio di Campodolcino, notaio di Chiavenna e di Val San Giacomo.

1706 maggio 19, Campodolcino, "nella stuffa nella casa di me notaro"
Carlo Gilardi e Carlo Levi di Fraciscio, curatori della facoltà lasciata dal fu Sebastiano Pedruzzi di Fraciscio, vendono a Giovanni Copini ed a Michele dela Morte, sindaci della chiesa di S. Giovanni Battista di Campodolcino, una pezza di terra prativa, pascoliva, alpiva, e boschiva con tutti i beni immobili ivi giacenti sita in Fraciscio in località "la Pianca ed il Muleggio", ed un fondo, pascolo e "alpe de una vacha" senza bosco sito nell'alpe di Motta per il prezzo di lire 1975 terzuole moneta longa corrente in Chiavenna, conformemente alla stima di Bartolomeo Gianoti e
Lorenzo Trussoni, stimatori giurati del quartiere di Fraciscio, da utilizzare a saldo di instrumenti di censo contratti con detta chiesa.
Gaudenzio Manini fu Giovanni Pietro di Campodolcino, notaio del contado di Chiavenna.

1706 agosto 16, Fraciscio, "nella stuffa nella casa del debitore"
Francesco Trussoni di Fraciscio, sotto obbligazione di una pezza di terra ortiva e silvata sita in Fraciscio "de pos alla sua casa", si impegna con Giacomo Copini, sindaco della chiesa di S. Giovanni Battista di Campodolcino, per la somma di lire 950 terzuole moneta longa corrente in Chiavenna, oltre al fitto annuo del cinque per cento, utilizzata a saldo di debiti contratti con detta chiesa.
Gaudenzio Manini fu Giovanni Pietro di Campodolcino, notaio del contado di Chiavenna.
Segue dichiarazione 1723 aprile 19 del saldo del debito versato da
Guglielmo Trussone, curatore della facoltà del fu Francesco, suo fratello.
Giovan Pietro Giuseppe Manino, notaio, si sottoscrive.

1707 settembre 24, Campodolcino
Giovanni Gatti fu Giovanni di Campodolcino, su commissione di
Lucrezia Trussone, impegna in favore di Francesco Gadola, ministrale di Val San Giacomo, il fieno di detta Lucrezia per un valore di filippi 2 di cui essa è debitrice per un fitto, con promessa di pagare detti filippi entro S. Martino, oppure di dare fieno per il valore corrispondente.
Il ministrale Gadola si sottoscrive.
Gabriele Gianolli scrive per le parti.

1707 dicembre 16, Campodolcino, "in hipocausto domus notarii"
Bartolomeo Gianotti, stimatore di Fraciscio con il collega Carlo Gilardi, stima i beni immobili di
Andrea Trussone di Fraciscio, colpevole di aver ingiuriato la "superiorità" dell'officio criminale di Valle, che poi vende a Francesco Gadola, ministrale di Val San Giacomo, per la somma di lire 1895, a saldo delle spese derivanti dalla causa criminale composta da Giovan Gaudenzio de Georgi di Spluga, commissario di Chiavenna.
Guglielmo Claverini fu Antonio, notaio di Chiavenna e di Val San Giacomo.
Segue confesso 1708 agosto 27 del ministrale Biancone attestante il saldo del presente instrumento da Guglielmo Curti, messo degli eredi fu
Andrea Trussoni.
Tomaso Lombardino, caancelliere, si sottoscrive.

1709 febbraio 14, Campodolcino, "nella casa q. Giovan Battista Manini"
Il console Bartolomeo Gianot, messo di Giovanni Guanela e della moglie Maria Vanossi, vende a Giovanni Andrea Fanet ed a Carlo Gilardi, sindaci della chiesa di S. Giovanni Battista di Campodolcino, quattro appezzamenti prativi siti nel quartiere di Fraciscio "in Gualdera" ed un pezzo di prato sito "nelli Motalini", per il prezzo di lire 1623 terzuole moneta longa corrente in Chiavenna, conformemente alla stima eseguita dai consoli
Lorenzo Trusson e Francesco Curti, stimatori del quartiere di Fraciscio, da utilizzare a parziale pagamento di 5 legati costituiti dai coeredi Guanela detti "li Sera" e dei relativi fitti maturati.
Gaudenzio Manini fu Giovan Pietro di Campodolcino, notaio del contado di Chiavenna.

1709 febbraio 14, Campodolcino, "nella casa q. Giovan Battista Manini"
Lorenzo Trusson, delegato dal console Carlo Gilardi, e Francesco Curti, stimatori del quartiere di Fraciscio, su richiesta della chiesa di S. Giovanni Battista di Campodolcino, stimano alcuni beni immobili siti in Gualdera di proprietà di Giovanni Guanela di Fraciscio e dei coeredi Guanela detti "li Sera", che poi vendono a Giovanni Andrea Fanet ed a Carlo Gilardi, sindaci della chiesa, per il prezzo di lire 574 terzuole moneta longa corrente in Chiavenna, a saldo di instrumento di vendita precedentemente contratto fra le parti.

1709 agosto 17, Campodolcino, "nela casa dell'habitatione di me notaro"
Andrea Trussoni fu Paolo di Fraciscio, sotto obbligazione in particolare di una pezza di terra ortiva e di una baita siti in Fraciscio "al Casarezzio", si impegna con Giacomo Copino fu Lorenzo di Campodolcino per la somma di lire 170 terzuole moneta longa corrente di Chiavenna, oltre al fitto annuo del cinque per cento, da utilizzare a saldo di debito contratto da Guglielmo Trussoni fu Bernardo verso detto creditore.
Gaudenzio Manini fu Giovan Pietro di Campodolcino, notaio del contado di Chiavenna.
Segue nota 1717 novembre 23 di Giovan Giacomo Copino attestante la cessione dell'obbligazione a favore della chiesa di S. Giovanni Battista di Campodolcino in esecuzione del legato testamentario fatto dalla defunta moglie

NOTE:
1. Detti eredi sono gli eredi fu Marta della Starleggia fu Silvestro, vedova
Silvestro Trussone: mastro Giacomo Macolino fu Antonio, a nome del figlio Antonio e delle figlie avute dalle defunte mogli Giovanna Gianol fu Carlo e Domenica della Starleggia fu Giovanni; Maria Giovanol fu Carlo e fu Domenica della Starleggia.

1720 giugno 13, Fraciscio
Carlo Gilardi, procuratore di Antonio e Battista Macolino, abitanti in Roma, eredi fu Giuseppe e sorella Lucia Macolino, e
Silvestro Trussone, procuratore della moglie Lucia Macolino fu Giuseppe, vendono a Guglielmo Gianol ed a Giovan Battista Vanos, sindaci della chiesa di S. Giovanni Battista di Campodolcino, una pezza di terra prativa e campiva sita in Fraciscio "al Sassone" ed un "caldirol" di rame del peso di 10 lirette al prezzo di lire 243 e mezza terzuole moneta longa corrente in Chiavenna, conformemente alla stima del console Bartolomeo Gianot e di Lorenzo Trussoni, stimatori del quartiere di Fraciscio, da utilizzare in pagamento di legati fatti dalla fu Lucia, moglie fu Antonio Macolino, e dalla fu Angela, moglie fu Giuseppe Macolino, a favore della chiesa.

1732 agosto 17, Campodolcino, "nella stuva della casa di Francesco Gianoli"
Carlo Gilardo fu Michele di Fraciscio, già console, curatore della facoltà fu
Tomaso Trusson di Fraciscio, vende a Giovan Pietro Tino ed a Giacomo della Morte, sindaci della chiesa di S. Giovanni Battista di Campodolcino, una pezza di terra prativa sita in Fraciscio "a Tecchiarotto" per il prezzo di lire 245 e mezza moneta longa corrente in Chiavenna, secondo la stima fatta da Lorenzo Curto, delegato di Giacomo Gilardo, e da Tomaso Gilardo, suo collega, che cede in pagamento di capitale e fitti di instrumento d'obbligo 1705 giugno 6 contratto dal fu Guglielmo Trussone con detta chiesa

1736 gennaio 22, Campodolcino, "nella stuffa della casa di Giovan Pietro Tino"
Giovan Pietro Tino fu Giovan Battista di Campodolcino, curatore della facoltà lasciata dal fratello Guglielmo, vende a Giovan Andrea Fanetto e
Lorenzo Trussone, sindaci della chiesa di S. Giovanni Battista di Campodolcino, due pezze di terra prativa site in Campodolcino ed una cameretta con gli oggetti in essa contenuti sita nella casa del defunto Guglielmo Tino con relativi anditi, per il prezzo di lire 2132 moneta longa di Chiavenna, secondo la stima eseguita da Giacomo Copino, stimatore giurato di Campodolcino, e dal suo collega Manino fu Giulio, che cede in pagamento di instrumenti diversi e relativi fitti contratti con detta chiesa.
Giovan Pietro Giuseppe Manino fu Gaudenzio di Campodolcino, notaio del contado di Chiavenna.

1742 settembre 24, Campodolcino
Giacomo Curti di Fraciscio, agente per Lorenzo Curti detto il Pescione, stimatore giurato di Fraciscio, e
Giovan Battista Trussone di Fraciscio, suo collega, su istanza di Lorenzo Curti e di Bartolomeo Fanetto, sindaci della chiesa di S. Giovanni Battista di Campodolcino, e su ordine degli giusdicenti di Val San Giacomo, stimano 4 appezzamenti di terra ortiva e campiva di proprietà di Guglielmo Gilardi fu Tommaso siti in Fraciscio in località "nell'orto delli Gilardi deti li Burga", che poi vende alla chiesa per il prezzo di lire 300 moneta longa di Chiavenna, in pagamento di due assegni e di spese diverse.

1757 settembre 10, Campodolcino
Giovan Battista Trusone fu Guglielmo di Fraciscio, curatore degli eredi Guanella fu Pietro, vende a Bartolomeo Fanetti, agente anche per Giorgio Scaramela, sindaci della chiesa di S. Giovanni Battista di Campodolcino, tre pezze di terra prativa e campiva site in Fraciscio per il prezzo di lire 620 terzuole moneta longa, secondo la stima eseguita da Bartolomeo Gianotti e Giacomo Curti, stimatori giurati, che cede in pagamento di una vendita 1684 maggio 14 fatta dalla chiesa agli eredi fu Gian Pietro Curti, di un instrumento di censo 1678 luglio 4 e di un legato 1675 dicembre 11 fatto da Caterina Curta in favore della chiesa

1769 giugno 14, Campodolcino, "in hypocausto domus dicti Augustini Guanela"
Il cancelliere
Giovan Battista Trusone fu Guglielmo di Fraciscio vende ad Agostino Guanela, sindaco della chiesa di S. Giovanni Battista di Campodolcino, una pezza di terra prativa sita nel quartiere di Fraciscio "sopra il techio del Moto" per il prezzo di lire 515 moneta longa, pari a lire 148 soldi 11 e denari 8 di Milano, conformemente alla stima eseguita da Battista Levi, console di Fraciscio, e da Antonio Curti, suo collega, che cede in pagamento di debiti diversi con la chiesa.

1798 agosto 16, Campodolcino, "nella ... casa del sindaco Scaramellini nella squadra di Mezzo"
I fratelli Giacomo e Guglielmo Mainetti fu Guglielmo di Starleggia vendono a Francesco Scaramellini e
Silvestro Trussoni, sindaci della chiesa di S. Giovanni Battista di Campodolcino, l'erbatico di 2 vaccate e tre quarti e mezzo con relativa porzione di pascoli, cascine, sosta per le bestie e casello siti in Starleggia nell'alpe "de Gussoni" e 9 appezzamenti prativi siti in diverse località di detto alpeggio per il prezzo di lire 511 di Milano, che cedono in pagamento di capitali contenuti in instrumenti di vendita ed obbligazioni stipulati da detti fratelli con la chiesa.


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